Chi sono

 

 

La bellissima e immaginaria Beatrice ha accettato di farmi qualche domanda.


Ciao. E’ un piacere incontrarti. Devo dire che dal vivo sei meglio che in foto.

Grazie.

Cominciamo.
Sei uno sceneggiatore, giusto?

Giusto. Quasi ogni momento della mia giornata è legato direttamente o indirettamente a questa attività.

Indirettamente?

Si, è la scusa che mi racconto quando passo ore sul divano a guardare film e serie tv invece di lavorare sul serio.

Sei divertente. Ma ti ricordo che questa intervista serve a metterti in buona luce. Mi raccomando.

Ok. Cercherò di vantarmi.

Su questo sito metti a disposizione le tue abilità. Ma perché qualcuno dovrebbe collaborare con te?

Beh, ho una ferrea etica del lavoro e non mi fermo fino a che io e le persone con cui collaboro siamo soddisfatti.
Mi assicuro sempre di condividere la visione dei committenti, in modo da procedere tutti nella stessa direzione.
Sono estremamente serio nel lavoro ma non è raro che mi dicano che sia la persona più intelligente e divertente del mondo.

…Ok, forse così è un po’ troppo. Magari evitiamo la parte finale.

Ok.

Quindi sei bravo?

Così dicono.

E tu che dici?

Mmm, ho obbiettivi molto ambiziosi riguardo la scrittura, ma ogni giorno cerco di fare un passo avanti.

Quali sono questi obbiettivi?

L’obbiettivo principale è intrattenere, o meglio, coinvolgere il pubblico sul piano emozionale.
Credo che annoiare sia un crimine. Buttare via il tempo delle persone è come accorciare la loro vita.
Non so se mi spiego.

Ti annoi spesso?

No, direi di no.
Sono in generale molto interessato al mondo e alle persone e mi entusiasmano anche argomenti considerati pesanti o noiosi.
Mi annoia ciò che è ripetitivo e sterile, da cui non puoi imparare o migliorarti.
Ma per fortuna sono situazioni rare.

Sento che stiamo cominciando a conoscerci. Parlaci un po’ di te, dicci chi sei.

Temevo l’avresti chiesto.

Insomma dicci qualcosa su di te, e come questo influenza il tuo lavoro.

Ok. Ti dirò una cosa.
Io credo che tutto sia caos, anche le persone e anch’io. Ma per l’uomo è impossibile vivere nel caos, quindi dobbiamo raccontarci storie per dare un senso alle cose.
Perciò capisco l’importanza della tua domanda.
Abbiamo cominciato con i disegni sulle pareti delle caverne, poi i racconti sugli Dei e continuiamo con storie scritte nel linguaggio della matematica. Tutte storie a cui credi fino a che non ne inventi di migliori.
Raccontare storie mi sembra l’unica cosa che l’uomo abbia mai fatto. Io cerco solo di farlo bene.
Non so se questo risponde alla domanda su chi sono.

Non lo so, ma ti fa perdere un po’ di credibilità riguardo l’obbiettivo “intrattenere e non annoiare”.

Ahahah. Hai ragione.
La mia idea iniziale era un siparietto leggero. Invece siamo andati subito suoi massimi sistemi.

Va bene, succede. Purtroppo il tempo a nostra disposizione è finito.

Di già? Ok. Grazie Beatrice, è stato un piacere.

Piacere mio, Sergio. Arrivederci.

LAVORA CON ME…